Ci siamo lasciati con l’arrivo delle elezioni del 2006. A questo proposito ho recuperato il programma dell’Unione (ricordiamo, il gruppo vincitore delle elezioni) e ho verificato se si parlava di indulto o amnistia e in quali termini.
Si fa riferimento ad amnistia e indulto in 2 occasioni:
-riduzione del quorum necessario:
Intendiamo poi riformare l’art. 79 della Costituzione in materia di amnistia e indulto, per modificare l’attuale quorum troppo alto e la sua applicazione ad ogni articolo della legge relativa.
-riforma codice penale
Obiettivo primario della prossima legislatura è l’approvazione di un nuovo codice penale.
A questo deve associarsi un provvedimento di clemenza e la contestuale modifica della norma costituzionale (art.79 Cost.) relativa al quorum necessario per la concessione di amnistia ed indulto
Qualche piccola considerazione.
1) Molti (anche tra gli elettori) non lo sanno, ma il provvedimento previsto, in seguito, però, alla riforma del diritto penale.
2) Le due attività avrebbero dovuto andare di pari passo, non prima una e poi l’altra. Al massimo sarebbe stato utile fare prima la riforma penale e se mai l’indulto e l’amnistia.
3) Vale la pena verificare se i politici dell’Unione hanno lavorato per attuare il programma.
4) Ancora più interessante è scoprire se i giornalisti hanno ricordato ai politici il fatto di essere stati eletti per attuare il programma.
Il punto di partenza sembra essere una riforma e un’amnistia strettamente connesse. Una riforma del diritto penale indubbiamente trarrebbe benificio da un’amnistia. Un’amnistia senza riforma del diritto penale, al contrario, non avrebbe grandi benefici…se non politici.
Vediamo gli sviluppi dopo i risultati delle elezioni. Focalizziamo brevemente la situazione alle camere. Il governo Prodi ha una maggioranza risicata, soprattutto al senato, dove ottiene la maggioranza grazie al voto degli italiani all’estero. In sostanza l’unione si trova in una posizione di dipendenza nei confronti dei piccoli partiti, tra cui Italia dei Valori e Udeur. Proprio il leader dell’Udeur, Clemente Mastella verrà scelto come ministro della giustizia. La notizia è una di quelle che fa gelare il sangue nelle vene.
Il premier Prodi inizia da subito a parlare di indulto. Siamo nella metà del maggio 2006, Prodi ipotizza l’indulto in tempi brevi. Vediamo le dichiarazioni delle varie parti politiche.
Pecorella (FI) rivendica la paternità del provvedimento e proclama che Forza Italia non scenderà a patti e che il suo partito non voterà l’indulto senza amnistia. Provocatoriamente punta il dito sulla necessità di tagliare detenuti e processi, per far tirare il fiato a un sistema in collasso. Il pomo della discordia resta sempre la scissione tra indulto e amnistia.
Se si approva l’ indulto, e non l’ amnistia, si fanno inutilmente i processi per poi dichiarare la pena estinta.
Il verde Cento risponde in merito:
L’ indulto è un atto di clemenza che si applica ai soggetti, si può discutere se uno lo meriti o no, ma le esclusioni preventive non hanno senso. Per l’ amnistia è diverso perché lo Stato può avere interesse a verificare se un crimine è stato commesso.
Come dire: già vi scontiamo la pena, volete pure saltarvi il processo? Resta comunque aperta la porta a Forza Italia e si intravede la possibilità di un tavolo di discussione che metta d’accordo i due schieramenti. Nemmeno un accenno alla riforma del diritto penale presente nel programma dell’ Unione.
Parole di incoraggiamento arrivano anche dal presidente della camera Bertinotti che dichiara pubblicamente la condivisione alla proposta, motivando la scelta in questo modo:
I detenuti subiscono, per la condizione in cui sono tenuti, un aggravio di pena rispetto a quella loro comminata dalla magistratura.
Anche qui nemmeno una parola sulla riforma citata nel programma.
Alleanza Nazionale e Lega Nord, invece, sono decisamente contrarie, come nella precedente legislatura. Gasparri definisice l’indulto e amnistia:
una scelta dissennata e criminogena perché dopo questi provvedimenti segue un aumento del numero dei reati.
Una critica costruttiva e soprattutto un chiodo su cui il martello della destra italiana batterà molto volentieri (come era prevedibilie, del resto).
L’unica voce fuori dal coro viene dall’Italia dei Valori di Antonio di Pietro. Lo stesso capogruppo dichiara:
Siamo stati, siamo e saremo sempre contro ogni atto di clemenza verso i detenuti, se non dopo una vera riforma giudiziaria. Non è serio.
Notizie ulteriori si possono trovare in due articoli di repubblica ai segueni link: uno, due.
Una riforma del sistema giudiziario avrebbe necessità di una amnistia, almeno per evitare l’intasamento dei tribunali, impegnati in processi inutili. Sarebbe un prezzo sopportabile, se sull’altro piatto della bilancia si trovasse una giustizia veloce e certa, per tutti i reati (mafiosi, sessuali, amministrativi eccetera). Quel piatto, però, è desolatamente vuoto.
A questo proposito è interessante leggere un’intervista a Nello Rossi, segretario dell’ associazione nazionale magistrati. Riportiamo i punti chiave:
se prima non si rimette in discussione la legge Cirielli nella parte in cui, per i recidivi, prolunga la prescrizione e prevede forti aumenti di pena, anche dopo un gesto di clemenza le carceri torneranno sovraffollate.
L’ amnistia ha un senso se accompagna un mutamento del clima politico generale del Paese (…) oppure se sanziona un rinnovamento profondo della legislazione
Durante il governo Berlusconi è stato disegnato un sistema di giustizia composto di due tasselli: una magistratura ingessata, burocratizzata, intimidita grazie alla nuova legge sull’ ordinamento e un processo penale diseguale, potenzialmente eterno nei confronti dei delinquenti marginali e dei recidivi, e irrimediabilmente inceppato, anche per reati gravissimi come le bancarotte, commessi da soggetti culturalmente o economicamente forti e agguerriti.
aprire una discussione a tutto campo tra politici e tecnici, naturalmente anche con gli avvocati, sullo snellimento e la razionalizzazione del processo, sul nuovo codice penale e su un progetto condiviso di nuovo statuto della magistratura.
La vera necessità non è svuotare indistintamente le carceri, ma creare un sistema giudiziario moderno e snello, per: velocizzare i processi ( basti pensare che in quel periodo quasi il 40% dei carcerati erano in attesa di giudizio) e garantire la giusta pena ai reati più gravi. Il solo indulto sarebbe una soluzione temporanea, che non realmente risolutiva della situazione carceraria. Sul sito del corriere si può trovare una scheda sulla legge cirielli, mentre sul sito di repubblica l’intervista intera a Nello Rossi.
A questo punto però si inserisce prepotentemente la figura di Clemente Mastella. La situazione estramamente precaria al senato, permette al ministro della Giustizia di avanzare pretese a cui la maggioranza deve necessariamente piegarsi, per garantire la stabilità al governo.
Il 2 Giugno, in occasione della festa della Repubblica, il ministro visita il carcere Regina Coeli (dove Giovanni Paolo II aveva chiesto l’amnistia nel 2000), canta ‘O sole mio’ con i detenuti e dichiara il suo intento di portare avanti l’indulto. Un successone. Qualche dichiarazione per rendersi meglio conto del personaggio…
Sono più il ministro vostro che non dei magistrati
L’amnistia non è un atto solitario del ministro della Giustizia, se così fosse lo avrei già fatto
Un articolo su repubblica e uno su la stampa, ci danno maggiori informazioni sulla giornata.
La macchina si è irrimediabilmente messa in moto e si scivola velocemente verso le votazioni di fine luglio che sull’onda dell’entusiasmo approvano ufficialmente l’indulto.
Nella prossima puntata cercheremo di veder un po’ più a fondo cosa è successo nei giorni precedenti e seguenti le votazioni e vedremo il testo intero della legge.
P.S. anche in questo caso chiedo scusa se ho omesso informazioni mportanti e vi invito a correggermi in caso ci fossero imprecisioni.

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