Nemmeno il tempo di capire da che parte si è girati, che già ci sono i primi cambiamenti in rai! Il caso più eclatante è quello di Travaglio, reo di aver informato gli italiani del passato del presidente del Senato Schifani e dei suoi rapporti lavorativi con persone legate alla mafia. Una persona seria se non avesse avuto la possibilità di smentire le gravissime accuse, si sarebbe dimessa per rispetto del popolo italiano (basti pensare che in Finlandia si è dimesso un ministro perchè corteggiava insistentemente una spogliarellista! articolo).
In Italia però ci sono usanze diverse e i rapporti di forza sono sempre invertiti. La politica monitora l’informazione, invece che il contrario. Il sottosegretario con delega alla comunicazioni Paolo Romani ha già espresso il proprio parere:
Marco Travaglio è inammissibile, a mio avviso, come figura inquadrata in un servizio pubblico
Ennesimo caso italiano di lesa maestà. Di certe cose non si può proprio parlare, pena la scomunica televisiva (il vero parlamento italiano). Lasciamo però da parte il caso Schifani e concentriamoci sulle dichiarazioni del consiglio di amministrazione Rai di qualche giorno.
Meno reality ( era ora), un nuovo talk show politico ( sarò curioso di vedere chi lo conduce… ), Vespa sempre al proprio posto (una garanzia di informazione trasparente, basta pensare alle intercettazioni telefoniche con Sottile, il portavoce di Fini, dove cuce Porta a Porta in base all’esigenze di Fini… video e testo) e, dulcis in fundo, la riablitazione di Saccà. Si proprio quel Saccà che ha detto a Berlusconi:
lei è amato nel paese, glielo dico senza nessuna piangeria
Diciamo la verità…qualcuno si aspettava il contrario? La RAI è uno strumento politico, non un servizio ai cittadini. Essendo in mano allo stato, dovrebbe essere una garanzia di pluralità. Invece è utilizzato come arma di distrazione e come strumento propagandistico.
Quello che fa ancora più male e rabbia è vedere che si prova a far passare scelte al limite del totalitarismo come garanzie di libertà e pluralità.
La parte più assurda di tutta la storia è quella che riguarda il Tg3 e la trasmissione Primo Piano. I vertici della Rai hanno dichiarato che Primo Piano non sarà cancellato e che sarà addirittura aumentato lo spazio informativo del Tg3. Dichiarazioni sconvolgenti, dal momento che RAI3 è da anni vista come la rete più avversa al centro-destra. A sorpresa è stato anche annunciato che in seconda serata troverà spazio un programma di satira condotto dalla Dandini.
I programmi che fanno informazioni sono spostati in una fascia di ascolto bassissima, anche se il tempo a loro disposizione dovrebbe essere raddoppiato. Il contentino sarebbe un programma di satira.
Forse pensano che ci siamo dimenticati i veri programmi di satira, come l’Ottavo Nano, in prima serata su Rai2 o Raiot di Sabina Guzzanti, bloccato dopo solo una puntata. Con che condizioni si può fare satira in questo paese, senza rischiare di fare la fine di Grillo, Luttazzi o i Guzzanti, diffamati o messi al bando? Che informazione, cultura o satira ci volgiono proporre se tutte le voci fuori dal coro sono sistematicamente messe da parte?
C’era già stato un editto bulgaro, ma sembra che la destra abbia imparato la lezione e non faccia più proclami. Anzi, è successo anche di più, tutto il parlamento fa cerchio, quando si vanno a toccare gli interessi della casta e il coro di voci è sempre unanime e bi-partisan.
Da una parte Mediaset, di proprietà del capo del governo. Dall’altra una Rai ostaggio dei partiti. Relegata al web è rimasta l’informazione che, ormai, ognuno si deve fare per conto proprio.
Fonti: articolo, corriere.it, repubblica.it, ansa.it, ilgiornale.it, repubblica.it, intercettazioni Saccà

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